La strada per Craco sale tra i calanchi del Materano, e a ogni tornante il paesaggio si fa più aspro. Le case si arrampicano su uno sperone d’argilla, vuote, sospese sopra il vuoto: è il borgo fantasma più celebre della Basilicata, abbandonato dopo le frane del Novecento e mai più tornato ad abitarsi.
Craco fu lasciata negli anni Sessanta, quando il terreno cedette e gli abitanti vennero trasferiti a valle. Restarono le mura, la chiesa madre, la torre normanna in cima al colle. Per decenni il paese è rimasto là: un guscio di pietra che il vento attraversa, troppo fragile per essere riabitato, troppo bello per essere dimenticato.
Oggi Craco vive una seconda vita, paradossale: è diventato un set. Registi italiani e troupe internazionali hanno scelto questi vicoli per raccontare il tempo fermo, l’apocalisse, il sacro. Il cinema ha salvato ciò che la frana aveva condannato.
Il paese che il cinema ha riscoperto
Camminare per Craco oggi significa indossare un caschetto e seguire una guida: il borgo si visita solo in sicurezza, lungo un percorso che attraversa le case sventrate e si affaccia sui burroni. Le argille, qui, si muovono ancora: ogni inverno le piogge portano via qualche centimetro di collina.
«Da bambino mio nonno mi raccontava di Craco come di un paese vivo, con le botteghe e le feste», racconta Vincenzo, guida del Parco. «Adesso lo accompagno io, i visitatori. Vengono da mezzo mondo per vedere il silenzio.»
«Craco non è morta. È solo diventata un’altra cosa: un teatro a cielo aperto, dove la storia recita se stessa.»
Vincenzo Lacanna, guida del Parco
La frase non è retorica. Tra queste mura sono stati girati decine di film, e ogni estate il borgo torna a riempirsi di troupe, di turisti, di cinefili. Per qualche settimana il paese dei fantasmi torna ad avere voci.
La memoria come mestiere
A valle, nel nuovo abitato di Craco Peschiera, vivono i discendenti di chi fu costretto ad andarsene. Molti tornano su, ogni anno, per la festa della Madonna: salgono al vecchio paese in processione, riportano per un giorno la vita dove ora c’è solo pietra.
È un equilibrio fragile, quello tra la memoria e l’abbandono. Ma a Craco sembrano averlo capito: non vendono cartoline, vendono tempo. Il tempo lento di un borgo dove non succede più nulla, e proprio per questo tutto resta. Che è poi, oggi, il lusso più raro.
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